Ci sono saghe non proprio indimenticabili che riescono ad andare sempre avanti, e altre che magari avevano un certo piglio, una certa personalità, che invece sono state costrette ad arenarsi.
Vale un po' in tutti i media, ma per il mondo dei videogiochi questo è particolarmente valido: i nomi che sono rimasti bloccati nel passato, perché non si riteneva ci fosse spazio per nuovi episodi o perché i team di sviluppo sono stati smembrati, sono tantissimi.
In questo articolo, assolutamente personale, voglio raccontarvi 5 saghe che vorrei vedere tornare e perché. Dato che era difficile sceglierne così poche – e, ribadisco, farlo non con l'ambizione di creare qualcosa di esaustivo, ma una selezione da giocatrice che parla ad altri appassionati – mi sono concessa anche due piccole menzioni d'onore, che trovate in fondo alla lista.
Sentitevi liberi di farci sapere nei commenti quali sono le vostre saghe preferite che vorreste vedere tornare!
Sleeping Dogs (e True Crime)
- Scomparso dal: 2014 (Sleeping Dogs: Definitive Edition)
Alzi la mano chi si ricorda, all'inizio degli anni 2000 (2003, per la precisione) del debutto della saga di True Crime, con quel Streets of LA che provava a restituire ai giocatori di quella generazione – PS2 e la prima Xbox – la sensazione di essere un poliziotto di strada, chiamato ad acciuffare i criminali e proteggere i cittadini.
Il gioco, pubblicato sotto l'egida di Activision, non ebbe tantissima fortuna in termini di vendite, ma nel 2005 ebbe un seguito, il meglio strutturato True Crime: New York City.
Da lì, si cominciò a lavorare a un terzo capitolo, ambientato a Hong Kong, che però naufragò: i diritti sul progetto vennero acquisiti da Square Enix, che tagliò il nome di True Crime e diede i natali a Sleeping Dogs.
Considerato erede spirituale e in qualche modo figlio apocrifo della saga nata sotto Activision, Sleeping Dogs venne firmato da United Front Games – oggi defunta anche lei, dal 2016 – e a dire il vero si rivelò molto più a fuoco dei due giochi precedenti.
Nei panni di un poliziotto sotto copertura e con una struttura di gioco fortemente incentrata sulle arti marziali, il gioco permetteva di infiltrarsi nella malavita di Hong Kong e raccontava una storia dai grigi piuttosto interessanti, dove il nostro protagonista doveva capire quanto la sua nuova personalità da infiltrato potesse avere un impatto su chi era stato da sempre.
Oggi Sleeping Dogs viene ancora ricordato con affetto: uscì nel 2012 sulla generazione di PS3 e Xbox 360, ebbe una riedizione nel 2014 su quella di PS4 e Xbox One – e si continua a vociare di un film a esso dedicato, che posso immaginare come un poliziesco con scazzottate e arti marziali a non finire.
Un ritorno videoludico, però, sarebbe affascinante: sia perché i giochi dal piglio narrativo e cinematografico hanno fatto passi da gigante, sia perché la sua proposta aveva comunque qualcosa di unico e il combattimento era davvero ben strutturato e divertente.
C'è spazio per tante saghe mediocri che continuano ad andare avanti: è un peccato che si sia arenata una che invece aveva personalità come quella di True Crime prima e di Sleeping Dogs poi.
Deus Ex
- Scomparso dal: 2016 (Deus Ex: Mankind Divided)
Il secondo nome che cito è più spinoso, ed è quello di Deus Ex. Parliamo di un franchise che è diventato un'icona degli immersive sim e dei giochi fantascientifici, al punto dopo il suo debutto nel 2000 – e che contava su nomi che non c'è bisogno che vi presenti: Warren Spector come director e Harvey Smith (Dishonored) come designer.
Con il passaggio di Eidos sotto l'egida di Square Enix, anche il franchise è divenuto proprietà del colosso giapponese, che come ricorderete lo fece evolvere con il personaggio di Adam Jensen: abbiamo avuto Deus Ex: Human Revolution nel 2011 e Deus Ex: Mankind Divided nel 2016 – che approfondiva i temi di transumanesimo della saga e il tema di "apartheid meccanica" del contesto cyberpunk messo in scena da Eidos.
E poi più nulla. Encefalogramma piatto. Anzi, peggio: a quasi dieci anni di distanza dall'ultimo capitolo, Eidos è finita nel calderone che da Square Enix è passato a Embracer Group – come Tomb Raider. I franchise in mano a Embracer oggi non si capisce bene che vita debbano vivere o di che morte debbano morire, con Deus Ex in particolare che non sembra destinato a un futuro radioso: si è parlato di un altro episodio che era in lavorazione e che è naufragato, con quindi la possibilità concreta che Jensen non torni mai più a finire di raccontarci la sua storia.
E noi, proprio come lui, «non abbiamo chiesto niente di tutto questo»...
Syphon Filter
- Scomparso dal: 2007 (Syphon Filter: Logan's Shadow)
Questo nome farà rizzare qualche orecchio in più, perché sono sicura che ai tempi della prima PlayStation un po' tutti ci siamo divertiti con Syphon Filter, le cospirazioni che provava a mettere in scena – e l'assurdo modo di correre di Gabe Logan. Nato un po' come la risposta di Sony a Metal Gear Solid e alla voglia delle persone di cimentarsi con storie di spionaggio e agenti letali, il gioco esordì con una trilogia di successo dal 1999 in poi, infilandosi nel filone degli stealth che all'epoca trovò grandi fortune sia con Snake che con altre proposte, come Tenchu.
Tenchu che, peraltro, poteva benissimo essere un altro dei miei nomi in questa lista, che però a quel punto si sarebbe allungata a dismisura.
L'avvento di Gabe Logan, sviluppato da Eidetic e pubblicato in Europa proprio da Sony, ottenne buoni riscontri, al punto che fu seguito da Syphon Filter 2 nel 2000 e da un terzo episodio nel 2001. Esatto: tre videogiochi in tre anni, salvo poi finire nel dimenticatoio.
Con il passaggio alla nuova generazione, Logan non è riuscito a replicare: nel 2004 avemmo The Omega Strain, che personalmente trovai un episodio interessante (permetteva di creare il proprio agente segreto nell'Agenzia di Logan e di specializzarsi a seconda del proprio stile di gioco), ma che mancava dello spessore e del fascino dei tre precedenti.
Nel 2006 e nel 2007 il franchise tornò in versione portatile, e da allora è scomparso nel nulla. Il suo team è diventato Bend Studio (sì, quel Bend Studio) e a sua volta non se la passa benissimo, considerando che non sappiamo se avremo mai un sequel di Days Gone e che secondo Bloomberg il live service a cui lavorava è stato cancellato.
È tutto nell'ombra – e, una volta tanto, Logan farebbe bene a uscirne e farsi vedere, anche se quello odierno è un mercato difficile per gli stealth. Ma Syphon Filter aveva in sé anche un'anima da third person shooter che potrebbe prevalere e renderlo ancora appetibile per le masse: servono solo delle buone idee e un po' di coraggio. Che poi, dato che sto scomodando un po' di grandi nomi degli stealth, sarebbero anche ciò che servirebbe anche a Ubisoft per riesumare Splinter Cell, da tempo persosi in chiacchiere.
Ape Escape
- Scomparso dal: 2011 (Ape Escape per PlayStation Move)
Visto che abbiamo fatto questo salto generazionale, rimaniamo negli anni in cui molti di noi erano giovanissimi per riesumare Ape Escape. Quando il primo gioco uscì sull'originale PlayStation, nel 1999, era una elaborata (e fighissima) tech demo: voleva dimostrare che risultati si potevano raggiungere con l'uso degli stick analogici appena introdotti nel neonato controller DualShock. Così, mentre tutti i giochi chiedevano di muoversi con il d-pad, Ape Escape non si poteva giocare senza stick: quello sinistro controllava Spike, il protagonista, mentre il destro controllava l'oggetto equipaggiato.
Lo scopo era tragicomico e divertente: ripercorrere le ere della storia del pianeta per catturare le scimmie malvagie capitanate da Specter. Da una premessa così assurda – e un doppiaggio italiano così allucinante da fare il giro ed essere diventato leggendario tra i fan nostrani – si dipanava un gioco platform e d'avventura strapieno di idee geniali, che ha reso le scimmie col casco luminoso un'icona di PlayStation.
Gli episodi successivi (il secondo nel 2002, il terzo nel 2005) non riuscirono a replicare né l'effetto sorpresa del primo, né gli slanci di genialità nel level design: dopo qualche esperimento poco convinto, Ape Escape è finito in soffitta ormai dal 2010. Nei giorni scorsi, Konami ha confermato il ritorno del mini-gioco a tema che venne incluso in Metal Gear Solid 3 anche per il suo Metal Gear Solid Delta e nel 2024 c'è stato un intero livello di Astro Bot dedicato a riscoprire Ape Escape.
Ci potrà essere di più, nel futuro delle scimmiette irriverenti? Proprio il livello di Astro Bot, secondo me, ci ha dimostrato di sì. Credevamo fosse così, ma i platform non sono passati di moda – e non sono passate di moda le buone idee. Certo, l'effetto "wow" del primo gioco e del suo uso degli analogici oggi non è replicabile, ma dicevamo lo stesso anche per il level design dei platform. Poi abbiamo visto meraviglie come Super Mario Odyssey, Mario Bros. Wonder e Astro Bot...
L.A. Noire
- Scomparso dal: 2011
Mi dispiace vedere le prospettive di Rockstar Games venire cannibalizzate dal successo impareggiabile di GTA (al massimo, è concessa l'alternanza con Red Dead Redemption), perché in questo modo ci perdiamo cose come L.A. Noire. Arrivato nel 2011 (lo trovate ancora nei negozi), questo gioco investigativo ambientato nel Secondo Dopoguerra si fece notare per la straordinaria espressività facciale dei personaggi: il detective Cole Phelps, eroe di guerra che finiva aggregato alla Omicidi, poteva cercare di capire dai segnali sul loro volto se i testimoni di un reato mentivano o meno.
Condurre le indagini nei suoi panni faceva snodare una storia noire molto affascinante e dal contesto storico intricato e complesso, dove la diffidenza per i nemici e quella per gli amici si mescolavano nella vicenda di Phelps. Il gioco venne accolto piuttosto bene, ma lo stesso non si può dire per come procedette il suo sviluppo: l'australiano Team Bondi, fondato peraltro dal director di The Getaway, affrontò accuse di crunch mostruoso, un'indagine di accertamento per le condizioni di lavoro degli sviluppatori e molte frizioni con Rockstar, che fece da publisher al progetto.
Il risultato fu che, solo pochi mesi dopo la release, il team di Sydney abbassò per sempre le serrande, con alcuni membri che migrarono in un altro team – a suo volta chiuso e naufragato nel 2013. Insomma, la storia dello sviluppo non è stata felice e fa pensare che sia molto complicato rivedere qualcosa ambientato nell'universo di L.A. Noire: eppure, nonostante le condizioni di lavoro non felici che denunciarono, gli sviluppatori furono in grado di creare un noir memorabile e soprattutto un gioco di personalità. Una cosa che oggi è più complicata da vedere, quando sono coinvolti i grandi budget.
C'erano di certo dei margini di miglioramento, anche nell'equilibrio dei ritmi dell'esperienza di gioco, ma L.A. Noire per idee, messa in scena del mondo di gioco e meccaniche di interazione e gestione dei casi, è tutt'oggi una piccola perla. Ed è un peccato pensare che non abbia lasciato veri eredi.
Menzione d'onore: The Order 1886
- Scomparso dal: 2015
Faccio una breve menzione anche a The Order 1886, che ha una storia non troppo dissimile da quella di L.A. Noire: un gioco singolo, sotto l'egida di un grande publisher e con un team di sviluppo intrigante alle spalle. Tuttavia, The Order 1886 non riuscì a fare sfracelli al suo debutto (mentre L.A. Noire riuscì a impressionare pubblico e critica), risultando fuori fuoco e molto breve rispetto al suo potenziale possibile – e rispetto, soprattutto, alle proposte ludiche di PlayStation.
Così, dopo l'uscita del 2015, è rimasto più che altro marchiato a fuoco come un "vorrei ma non posso": oggi, purtroppo, Ready at Dawn non esiste più (ed era finita sotto il cappello di Meta), quindi risulta difficile immaginare un ritorno. L'IP però dovrebbe essere ancora nelle mani di Sony e rimane da domandarsi se, con il know-how odierno della compagnia e provando ad affidare necessariamente il progetto a un nuovo team, l'universo di The Order 1886 messo insieme da Ready at Dawn non potesse dire e dare qualcosa di più.
A oggi, aveva tanta forza immaginifica che non è stata sfruttata a sufficienza e non vederlo tornare per provare a darle nuovo lustro è un po' un peccato.
Menzione d'onore: Lost Odyssey
- Scomparso dal: 2008
Cito Lost Odyssey, gioco di ruolo a turni uscito nel 2008 (almeno in Europa) su Xbox 360, non tanto perché venne firmato da Mistwalker – il team di Hironobu Sakaguchi – ma per quello che Microsoft ha cercato di fare in quell'epoca, e che vorrei rivedere: aggiungere al suo ventaglio di proposte ludiche idee molto più giapponesi, un tipo di gioco diverso (storicamente più vicino al mondo PlayStation), che non attirasse solo gli amanti di Gears of War e Halo, ma anche chi magari su altre console aveva adorato i Final Fantasy e i Dragon Quest.
Questa differenziazione dell'offerta è la parte affascinante che vorrei rivedere: oggi Microsoft ha sotto la sua egida tantissimi studi, ma per ovvi motivi fatica a imporsi in un mercato come quello giapponese, dove Nintendo e Sony giocano in casa. Anche quando ha provato a unire le forze con quelle di PlatinumGames, le cose sappiamo che sono naufragate: ma quanto appeal potrebbe avere davvero Microsoft sul mercato orientale (ma anche quello europeo e degli amanti dei giochi di ruolo in genere), se alla sua crescente offerta videoludica riuscisse ad affiancare ancora produzioni di scuola fieramente orientale, come fu Lost Odyssey? È un ritorno che mi piacerebbe vedere.
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