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Pro
- Opera unica, caratteristica e con un gran comparto artistico.
- Storie magnifiche, che sanno come mettere in luce disagio e ingiustizia sociale.
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Contro
- Sistemi di gioco desueti, a tratti banali.
- Concettualmente, la sua offerta strettamente ludica è ancorata a 15 anni fa.
Il Verdetto di SpazioGames
Informazioni sul prodotto

- Sviluppatore: Compulsion Games
- Produttore: Xbox Game Studios
- Distributore: Microsoft
- Testato su: PC
- Piattaforme: PC , XSX
- Data di uscita: 8 aprile 2025
Non esiste nulla come South of Midnight; nessun gioco così orgogliosamente southern gothic, così attento al racconto di quei luoghi del sud degli Stati Uniti, della gente che lo abita e delle ingiustizie e vessazioni che subisce.
Allo stesso modo, South of Midnight non ha nulla di particolarmente diverso rispetto ad altri giochi dello stesso genere; si uniforma senza rischiare e si adagia su schemi già noti da oltre quindici anni, con la leggiadria di chi non vuole o non sa uscire dal seminato.
Com'è possibile tutto ciò?
Entrambe le affermazioni sono vere, ma la seconda si riferisce soltanto ai sistemi di gioco, piuttosto ovvi e quasi banalotti se confrontati alle unicità di assoluto spicco che fanno brillare con grazia un'opera dal grande valore e dai profondi significati, capace di mettere in risalto culture e sottoculture senza mai nemmeno osare per un attimo di giocarsi la carta della politica.
South of Midnight è un gioco onesto con se stesso, un titolo che fa emergere con discrezione ciò che è nascosto ai più, che non calca la mano dove non deve, che rifugge mode sociali e lotte politiche spicciole da ossessionati depensanti per nobilitare l'umanità che sta dietro un termine dall'accezione positiva: BIPOC (Black, indigenous and people of color).
South of Midnight tra folklore, tradizioni e amare verità
South of Midnight attinge fortemente dall'immaginario e dalle tematiche tipiche del Southern Gothic, col suo senso di decadenza, di declino delle tradizioni, di lotta tra il passato e il presente. Le ambientazioni sono spesso desolate, le case fatiscenti e i paesaggi suggestivi, ma al tempo stesso disastrati e inquietanti più per motivi umani che non ultraterreni.
La centralità dei personaggi emarginati, eccentrici o disturbati emerge sin da subito, con una serie di storie secondarie drammatiche a corollario della trama principale. Questi individui spesso lottano con il loro passato, le proprie identità e il contesto sociale in cui vivono; sono persone che si trovano ad affrontare situazioni limite, legate a eventi che sanno come toccare le corde più profonde del giocatore, presentando complessità caratteriali segnate da traumi o solitudini.
In questi racconti sono inseriti alla perfezione elementi soprannaturali o bizzarri che sfidano la logica razionale. In South of Midnight ci sono infatti riferimenti a figure del folklore forse sconosciute ai più, ma di grande importanza nel tessuto storico tramandato di generazione in generazione.
In questo affresco di oppressioni sociali, memorie pesanti e relazioni contorte, l'altro personaggio tangibile e reale, autentico e dalla sagoma ben definita, non può che essere l'ambiente rurale del sud degli Stati Uniti: fragile e isolato, abbandonato ma vivo, sordido e deprimente.
South of Midnight è un'opera che sa essere eccezionale nel tratteggiare uno spaccato sociale, storico e culturale poco battuto finora. Ed è in tutta sincerità qualcosa che differisce da tutto il resto in modo talmente lampante da non trovare nulla che gli somigli. E allora perché non riesce a spiccare il volo? Per quale motivo non può essere annoverato tra le più fulgide sorprese dell'anno?
Ci vuole sempre molto equilibrio nel valutare un'opera, e non si può mai rischiare di esaltarsi per degli aspetti di gioco mentre si fa spallucce su tutto il resto. Se è vero che il grande traino di South of Midnight è tutto ciò di cui abbiamo parlato finora, tenendo il giocatore incuriosito e meravigliato fino ai titoli di coda, lo stesso non si può dire per i sistemi di gioco, desueti e piuttosto arretrati per un titolo moderno, rimasto concettualmente fermo a diverse generazioni fa.
Un gameplay semplice, funzionale ma limitato
Non ci sarebbe nulla di male nell'inquadrare South of Midnight per quello che è: un titolo doppia A che fa della forza delle sue peculiarità e unicità la sua ragion d'essere. Senza voler per forza pretendere altro da un progetto che non può e non vuole lottare coi grandi dell'industria, e che in fin dei conti fa anche tutto in modo piuttosto diligente e senza troppe sbavature, è giusto rimanere un po' interdetti di fronte alla sua semplicità?
Badate bene che per semplicità non s'intende la difficoltà, scalabile e sempre pronta ad adattarsi bene, ma la schematicità sin troppo basilare con cui viene espressa la conduzione di gioco. In questo contesto vanno inseriti diversi altri elementi che concorrono a rendere South of Midnight un action adventure/platform che sembra uscito fuori dalle prime evoluzioni dei progetti in 3D.
La protagonista dispone di un potere che serve per attrarre, uno per respingere, uno per bloccare sul posto gli avversari per qualche secondo, la possibilità di lanciare il proprio compagno che prende il controllo dei nemici attaccando gli altri, e delle azioni classiche e ormai presenti in tutti i titoli del genere, dal doppio salto alla planata.
South of Midnight non si sforza – poggiandosi su questa base – di far evolvere la formula, ma anzi ne abusa e rimane orgogliosamente tradizionale, frenando in modo piuttosto evidente ogni sua ambizione di livello superiore.
Lo sviluppo dell'avventura diventa ben presto piuttosto prevedibile, alternando combattimenti all'interno di alcune piazzole isolate da muri invisibili, sezioni di fuga poco entusiasmanti, la ricerca facoltativa di collezionabili e le dimenticabili intrusioni del proprio compagno all'interno di cunicoli dal level design da PSOne.
Qual è allora il confine tra semplicità e banalizzazione? Potrebbe sembrare molto sottile, ma dopo ore passate a vedere come nell'alternanza non ci sia nulla di entusiasmante, al di là del grande collante rappresentato da storie, lore, importanza intrinseca dell'opera e imperiosa direzione artistica, è pad alla mano che emergono tutte le reali perplessità.
Con questo non si vuole asserire che South of Midnight faccia male ciò che propone, ma si vuole semplicemente mettere in luce come l'opera di Compulsion Games abbia due anime ben distinte, due voci quasi dissonanti. Nella sua incapacità di appaiare le qualità espresse senza farne sfigurare qualcuna, emergono con ancora più forza i dislivelli tra i comparti.
Anche tecnicamente South of Midnight presenta alcuni inciampi (abbiamo giocato su PC con RTX 5080), soprattutto nella tenuta della fluidità e in alcuni bug – comunque non gravi né penalizzanti – che stonano se messi in confronto con l'ispirata direzione artistica, anch'essa di alto livello. South of Midnight vive dunque di alti e bassi, creando discrepanze evidenti all'interno dell'opera stessa.
Nonostante sia un progetto di medie dimensioni, risulta l'opera migliore di Compulsion Games, che da questo momento in poi ha l'impellente necessità di potenziare le parti più deboli del proprio team, già lanciatissimo nell'imprimere una forte identità alle proprie creazioni ma ancora piuttosto indietro nel differenziare la propria offerta dal punto di vista strettamente ludico.
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