Era marzo 2020 quando Half-Life Alyx fece il suo debutto su Steam e, nella nostra recensione, lo definivamo in modo sintetico eppure efficace: «la nuova bussola per la VR».
Il titolo di Valve, pensato appositamente per essere giocato in realtà virtuale, riuscì infatti a declinare a modo suo la grammatica della VR, ovviando anche ad alcuni annosi problemi (come la motion sickness) con soluzioni tutte sue e particolarmente efficaci.
Ma, soprattutto, riuscì a realizzare il desiderio di quel senso di "coinvolgimento totale" che è da sempre il sogno degli appassionati del gaming in VR.
Nella review, il nostro Daniele Spelta scriveva che «Half-Life: Alyx è un titolo – quasi – perfetto per la realtà virtuale, un elenco di regole e schemi che d’ora in avanti le altre produzioni in VR dovranno seguire e, allo stesso tempo, è degno di stare al fianco di tutti gli altri capitoli della storica serie», non lasciando spazi a troppi dubbi e premiando la scorribanda VR di Valve con un sonante 9/10.
Cinque anni dopo, purtroppo, sappiamo che la realtà virtuale non ha vissuto grandi rivoluzioni e anzi è piuttosto statica: continuano ad arrivare produzioni dedicate, che però non riescono a prendersi la vetrina – e Alyx rimane un caso praticamente isolato, nelle sue genialità di design e nel magnetismo con cui ha incuriosito più persone affinché si avvicinassero al mondo della VR.
Anche il tentativo di dare nuova popolarità alla realtà virtuale fatto dal più che timido PlayStation VR 2 non ha dato grossi frutti – anche per via della strategia dei prezzi operata da Sony –, con il mondo della realtà virtuale che anche cinque anni dopo dovrebbe guardare ad Alyx per scoprire il potenziale nascosto nel design di videogiochi dedicati ai caschetti VR.
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