Tra dieci anni ci saranno ancora le console per videogiochi così come le conosciamo oggi? Difficile a dirsi, soprattutto per quelle che hanno puntato alla forza bruta del comparto tecnico – oggi aggirabile anche da tecnologie come il cloud.
Di certo, per Alain Tascan, dirigente di Netflix Games, il futuro delle console non fa parte dei sogni dei bambini di oggi. Che, a suo dire, sognano tutt'altro che giocare con una potenziale PlayStation 6.
Una strategia controcorrente nel mondo videoludico
In un'intervista rilasciata a The Game Business, Tascan ha espresso dubbi sulla longevità del modello console-centrico:
«Guardiamo alla generazione più giovane. I bambini di otto e dieci anni sognano davvero di possedere una PlayStation 6? Non ne sono sicuro».
Un'osservazione che mette in discussione l'intero paradigma su cui si è costruita l'industria videoludica negli ultimi decenni: la futuribilità delle console, in attesa di un modello successivo.
Tascan sottolinea come i giovani utenti desiderino piuttosto, nella sua visione, interagire con qualsiasi schermo digitale, indipendentemente da dove si trovi, persino in automobile.
«Con le console, si pensa ad alta definizione, si pensa al controller... se guardiamo a questo modello più datato, credo che ci limiterà», ha aggiunto il dirigente, ragionando sul modello che invece Netflix stava cercando di proporre – con il gaming on demand riproducibile su piattaforme diverse, come quelle mobile.
Certo, il percorso di Netflix nel settore dei videogiochi è stato finora caratterizzato da un approccio cauto e da alcuni significativi cambi di direzione. Nonostante l'assunzione di talenti esperti provenienti dall'industria tradizionale, l'azienda ha chiuso nell'ottobre scorso il suo studio AAA (Team Blue), dopo aver investito per anni nell'acquisizione di sviluppatori veterani del settore come Chacko Sonny (ex produttore esecutivo di Overwatch), Joseph Staten (veterano di Halo) e Raf Grassetti (ex direttore artistico di Sony Santa Monica).
A novembre, Netflix ha inoltre rimosso quasi tutti i suoi "speciali interattivi" - esperienze narrative con scelte multiple che permettevano agli spettatori di influenzare lo sviluppo della storia. Dei 24 titoli interattivi presenti sulla piattaforma, ben 20 sono stati eliminati entro il 1° dicembre, segnalando un ulteriore riorientamento della strategia dell'azienda.
Sembra che le cose non siano andate meglio nemmeno al team di Oxenfree, che era stato acquisito nel 2021 e che sarebbe stato a sua volta colpito da licenziamenti nel 2024. Insomma, ora come ora di certo le future generazioni hanno sogni gaming-centrici molto diversi da quelli di chi li ha preceduti, ma anche il modello varato da Netflix sembra tutt'altro che prossimo al successo.
Nella stessa intervista, il dirigente aveva guardato con interesse anche al successo di Nintendo Wii, che sarebbe da prendere come riferimento.
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