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Nobody Wants to Die | Recensione - Fascino e grossi limiti

Nobody Wants to Die è una detective story noir che copia sin troppo e prende tutto il meglio della fantascienza senza originalità: ecco la recensione.

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a cura di Domenico Musicò

Deputy Editor

In sintesi

  • Copia da tante opere fantascientifiche letterarie, cinematografiche e videoludiche.
  • Una discreta avventura investigativa con toni noir.
  • Gameplay ridotto all'osso e molto guidato.

Informazioni sul prodotto

Immagine di Nobody Wants to Die
Nobody Wants to Die
  • Sviluppatore: Critical Hit Games
  • Produttore: Plaion
  • Distributore: Plaion
  • Testato su: PC
  • Piattaforme: PC , PS5 , XSX
  • Generi: Avventura
  • Data di uscita: 17 luglio 2024

Per chi non è cresciuto con la fantascienza e per tutti coloro che hanno una scarsa conoscenza dell'evoluzione letteraria del genere nel corso degli anni e di come questo si è insinuato, sbocciato e infine fiorito tra i diversi media, Nobody Wants to Die apparirà senz'altro come qualcosa di nuovo, incredibile e con idee visionarie.

Purtroppo, come potranno raccontarvi gli ultimi sessant'anni di letteratura e cinema fantascientifici, e persino gli ultimi videogiochi, Nobody Wants to Die è l'esatto opposto: un'opera senza idee, senza nessuna novità da proporre e con la grande colpa di aver scopiazzato qua e là per creare un agglomerato a cui dare una parvenza di forma.

Nobody Wants to Die, morte impossibile

Senza voler brutalizzare troppo il progetto creato da Critical Hit Games, che anche sotto il profilo prettamente ludico presenta delle limitazioni troppo grandi per poter essere prese sottogamba, vi basti sapere che si tratta di un titolo investigativo a tinte noir che si configura come una sorta di avventura grafica moderna molto guidata.

Non è un walking simulator vero e proprio, perché riesce quantomeno a proporre alcune specifiche fasi in cui bisogna ricostruire il corso degli eventi per arrivare alla verità, seguendo la logica deduttiva che si spoglia da ogni sforzo del ragionamento per via di una eccessiva tendenza al suggerimento ovvio e senza possibilità di errore marchiano o fuorviante.

Nobody Wants to Die racconta di un futuro distopico in cui "La morte non è la fine, ma solo una transizione", come diceva il terapista nella frase finale di Fatal Tragedy, brano contenuto in Scenes from a Memory dei Dream Theater. Sebbene le situazioni siano profondamente diverse, il senso ultimo del contesto socio-politico del gioco è che la morte non è definitiva.

Una volta morti, è possibile eseguire un trasferimento di coscienza e continuare a vivere in un nuovo corpo, un nuovo involucro da controllare.

Senza scomodare la fantascienza anni '50 e '60, circa ventotto anni prima dell'inizio degli anni 2000 erano già autori come Silverberg e Sladek e parlare di simili temi, senza contare i preziosi contributi di Janet Asimov dieci anni dopo e di Robin Cook in era più recente. O ancora, il cinema di Julien Leclercq con Chrysalis.

Il concetto viene spinto ancora oltre quando viene spiegato che per via di decisioni governative esiste l'obbligo per chi abbia compiuto 21 anni di pagare un obolo che consente questa transizione, mentre chi non può permetterselo subirà il pignoramento come se fosse una proprietà di cui non si gode più in pieno diritto. Chi ne beneficerà? Sapete già la risposta.

James Karra è il detective che impersonerete, che solo da poco ha iniziato a prendere confidenza col suo nuovo corpo dopo un brutto incidente sul lavoro.

Già dopo i primi minuti risultano inequivocabili i richiami e i numerosi rimandi ad altre opere: dal dialogo iniziale ai movimenti in auto, e persino nel modo in cui inizia la storia, è impossibile non notare come Observer di Bloober Team sia l'ispirazione principale, nel mondo videoludico.

Pochi attimi dopo, la panoramica sulla città è identica a quella di Blade Runner e a parte del suo seguito. E poi, cos'altro c'è all'interno di Nobody Wants to Die che non si sia già visto, letto o giocato altrove?

La lista sarebbe davvero troppo lunga e potrebbe mettere in serio imbarazzo gli autori, che evidentemente si sono sentiti piuttosto sicuri delle scarse conoscenze del giocatore medio, per aver osato così tanto e in maniera così sfacciata.

Gameplay ridotto all'osso

Senza scomodare la fantascienza anni '50 e '60, circa ventotto anni prima dell'inizio degli anni 2000 erano già autori come Silverberg e Sladek e parlare di simili temi, senza contare i preziosi contributi di Janet Asimov dieci anni dopo e di Robin Cook in era più recente.

Il cinema di Julien Leclercq con Chrysalis o videogiochi come il pionieristico SOMA hanno fatto il resto, senza contare naturalmente il più recente Cyberpunk 2077.

Eppure Nobody Wants to Die si ferma proprio davanti all'uscio, osservando dallo spioncino e copiando con timidezza. E non si usi la scusa del budget limitato, perché altrimenti qualcuno in Frictional Games potrebbe giustamente risentirsi.

Nobody Wants to Die, al di là di quanto detto, ha una storia che talvolta fa confusione e altre volte ancora lascia dei buchi di trama piuttosto vistosi, anche al netto dei finali ottenibili optando per scelte diverse.

Questo, s'intende, se avrete la voglia per finirlo più di una volta: nonostante le cinque ore scarse che ci vogliono per completarlo e la lingua italiana supportata coi sottotitoli, il gioco non ha il mordente che serve per incuriosire il giocatore.

I motivi vanno ricercati soprattutto in un sistema di gioco davvero striminzito e sin troppo basilare. Non c'è nulla di male in questo, sia chiaro, perché ci sono opere che con grande semplicità sono riuscite a tirare fuori dal cilindro storie memorabili che rimangono dentro per sempre.

Non è però il caso di Nobody Wants to Die, che si propone come una detective story con qualche buon picco e tanta paccottiglia letteraria.

Lo si evince da certi dialoghi sovrabbondanti e non necessari, dall'urgenza di dover spiegare ciò che è già chiaro e da una trama un po' stiracchiata. Non va meglio coi cosiddetti enigmi, anche se chiamarli così è in effetti piuttosto improprio.

Ciò che il giocatore sarà chiamato a fare è sostanzialmente seguire delle tracce, analizzare gli ambienti, interagire con dei punti messi bene in rilievo e ricostruire le vicende secondo un ordine definito a monte.

In questa sequela di azioni da portare a termine senza particolare rapidità e con tempi piuttosto dilatati, il giocatore è quasi uno spettatore che dà degli input per far avanzare il racconto.

Se Nobody Wants to Die avesse osato di più staremmo parlando di un altro gioco e anche di una valutazione completamente diversa, ma gli autori hanno pensato bene di giocare sul sicuro e sperare che potesse bastare per ingraziarsi gran parte dei giocatori. Così com'è, l'opera è però solo una grande occasione sprecata.

E lo è soprattutto perché in fin dei conti, anche tecnicamente, Nobody Wants to Die si difende piuttosto bene e con configurazioni PC all'altezza sfoggia un dettaglio grafico di tutto rispetto.

Siamo in ambienti molto controllati e il rischio di incappare in gravi bug è estremamente basso, se non addirittura nullo. Tuttavia, Nobody Wants to Die è una ciclica ripetizione di ciò che esiste già, con l'aggravante che non fa bene ciò che invece avrebbe dovuto fare, ossia puntare tutto su una grande storia.

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Voto Recensione di Nobody Wants to Die | Recensione


6.8

Voto Finale

Il Verdetto di SpazioGames

Pro

  • Una discreta avventura investigativa con toni noir.

  • Si ispira a tante opere fantascientifiche letterarie, cinematografiche e videoludiche...

Contro

  • ... Finendo per larghi tratti per plagiarle.

  • Sistema di gioco troppo semplicistico ed estremamente guidato.

Commento

Nobody Wants to Die copia da letteratura, cinema e videogiochi molti temi e scene che gli amanti della fantascienza conoscono già benissimo, finendo per non proporre nulla di davvero originale e raccontando una storia buona solo a metà, con tanti buchi di trama e parecchi dialoghi non necessari. Le meccaniche investigative sono ben implementate nel tessuto dell'opera, ma la conduzione di gioco estremamente guidata riduce il giocatore a poco più di uno spettatore che deve solo seguire le classiche molliche di pane per trovare strade già tracciate.
***

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